PITTRICE  
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RECENSIONI DI CRITICI D'ARTE:

Vittorio Sgarbi:

Quando la materia diventa viva: A Luciana che dà luce alla pittura .......

 

Paolo Rizzi:

Ecco il salto di qualità. Luciana Boscaro l'ha
compiuto nel giro di pochi mesi, dando libero
sfogo alla sua fantasia. È nata una pittura tutta di
polso, gestuale e guizzante, impostata sugli
effetti di luce e sulla mobilità dell'atmosfera:

figlia certo della precedente, ma con una per-
sonalità più forte, cioè più matura. Paesaggi e
fiori vibrano, si tendono, si dilatano: danno la
sensazione dell'attimo fugace colto con voluttà.

I paesaggi sembrano fatti di aria. Le quinte in
primo piano degli alberi si agitano nei bagliori e
riflessi: la vegetazione diventa apparizione
baluginante di tinte dai verdi agli azzurrini. Ma
tutto ciò serve a dar spazio ad una luce diffusa
che si insinua con scatti frenetici, fino a dis-
solversi sui fondi che appena si intravvedono,
magari nel controluce di acque fluviali. Tutto il
paesaggio ha qualcosa di visionario, di fan-
tomatico: dove nulla è inerte, bensì si agita con
estrema prensilità. Anche nei fiori, sebbene l'im-
patto sia ravvicinato, rivive questo continuo
moto della forma-luce. Il polso rileva, nei tocchi
rapidissimi, un suo nerbo istintuale. Specie le
variazioni di tono dei bianchi argentati hanno un
che di frenetico, di immediato.

Rispetto al timbro vagamente romantico
della produzione antecedente, il passo avanti è
innegabile. Ormai Luciana Boscaro sa quali
sono i succhi da spremere: quali le stille di vitali-
smo da immettere nel quadro. Stilisticamente il
ricordo, più che alla maniera impressionistica,
va ad una certa gestualità settecentesca, sulla
scia di un Gianantonio Guardi. È la pittura di
tocco tipicamente veneziana, che mira all'e-
saltazione della luce creando un'atmosfera
sempre frizzante, vibratile, piena di estri. In
questo modo la partenza dalla natura viene
esaltata all'interno di un fantasma che pervade il


 

paesaggio, lo riempie di valori e guizzi luministi-
ci. Le spatolate irruenti della Boscaro riescono a
darci l'idea di qualcosa che fugge e che si dis-
solve in un barbaglio di luce. Come i nostri
desideri.

Paolo Rizzi

Vanda Di Mattia:

Per Luciana Boscaro il quadro è una
seconda natura, il luogo di una metamorfosi in
atto, ricco di fermenti organici che coinvolgono
il piacere dell'occhio e la profondità dell'e-
mozione. Colori depositati nella memoria
ritrovano sulla tela una vita sinfonica, un loro
trasparente spessore.

Vanda Di Mattia

Giulio Lion:

Luciana è un'artista che dipinge una
realtà cui ci si può accostare perche chi osser-
va le sue opere è portato a sentire echi di voci
strappate alla sordità del tempo e a recepire
l'alone magico di distanze remote.

Giulio Lion

Silvana Bolzan:

II suo mondo pittorico si configura
essenziamente nell'impianto coloristico che
contribuisce a creare le più diversificate sug-
gestioni della natura nel suo splendore e nel suo
mistero.

Dall'insieme delle sue opere si rileva
l'innegabile   immediatezza   dell'approccio
autore-soggetto che si risolve nella freschezza
delle immagini che talvolta, per la evanescenza
delle tinte, richiama alla tecnica dell'impressionis-
mo e tal'altra, per la vivacità del colore e la inci-
sività del segno evidenziano il valore strutturale
della realtà indagata dalla sensibilità dell'artista.


Silvana Bolzan

Dott. Fiorenzo Rizzetto

Nelle sue più recenti opere pittoriche dedicate a Venezia ed al Veneto, LUCIANA BOSCARO ha saputo trovare e riportare in superficie, in questa fantasmagorica città dalle mille e mille luci riflesse, ed in questo terso rilassante e solare, un mondo di immagini, di ricordi e di suggestioni. Sì perché la LUCE è sempre sorella dei ricordi e te li porta a galla come un sughero nell’onda.

Venezia, in qualsiasi modo la vediamo o la ricordiamo (città degli artisti, Musa ispiratrice, Fata incantata, Amante… Donna …Regina ….) è sempre la proiezione dei nostri sogni ed in queste interpretazioni pittoriche e poetiche di LUCIANA BOSCARO, diventa qualcosa di più di un gioco sottile tra la mente della donna e l’anima dell’artista, diventa MADRE o MATRIGNA, mentre il tempo, ineluttabile, irrefrenabile, quel tempo che sovrasta ogni cosa ed apparenza, non può essere fermato, neanche dall’artista, perché esso stesso diventa la fuga dagli specchi del nostro IO e dai radiosi miraggi di un’irraggiungibile bellezza eterna.

In queste emozionanti visioni veneziane, ora verde-azzurro cangiante, ora rosso “veneziano”, cielo e mare diventano un tutt’uno con le nostre sensazioni e passioni terrene, come quel volo liberatorio di gabbiani solitari, che non sono soltanto un mito simbolico e trasfigurante, ma qualcosa di liberatorio in cui è ancora bello e suggestivo potersi identificare.

 

Dott. FIORENZO RIZZETTO (gennaio 2011)

 

Nelle opere di LUCIANA BOSCARO,Venezia sembra emergere dalle onde e dall’acqua del mare come un fiore da gemma a Primavera … ed è subito “MAGIA DI COLORI, MAGIA DI SENSAZIONI, MAGIA DI TRASFIGURAZIONI, una magia che ti apre al sogno” (F. Rizzetto)

 

 

IL MONDO PITTORICO FIGURATIVO DI LUCIANA BOSCARO TRA EMOZIONI DEL COLORE E LUCI DELL’ANIMA

 

E lei, Luciana , come presa dall’ansia creativa, e dall’”Estasi spirituale e metafisica della forza del colore” no la smette mai di dipingere e ridipingere con gli occhi dell’anima e del cuore. ..

Non si può non cogliere ed intuire in una pittrice come Luciana Boscaro l’entusiasmo, la volontà, e d il suo grande sogno-desiderio di poter trasferire e far rivivere nelle sue opere e nelle sue tele il mondo esteriore delle sue emozioni ed il mondo interiore, forse più velato e nascosto, delle sue passioni.

Ciò che caratterizza di più le opere di questa pittrice veneta è certamente quel suo spontaneo e quasi intimo bisogno di immergersi nella natura agreste e architettonica del paesaggio veneto o nelle vedute di tanti posti di mare o riviere fluviali del Brenta per cogliervi ancora emozioni visive e spirituali da sempre ancorate al mondo dei ricordi del cuore e dei sentimenti.

I quadri di Luciana Boscaro sono come tante finestre aperte su questo suo mondo fatto di:

case e tetti del paese natio, case bianche tra gli alberi (betulle e salici) e le rive del Brenta, chiesette sperdute, ville e vecchi mulini o scorci di Scorzè, Noale, Tezze sul Brenta; o ampie distese o vedute innevate che si perdono o raggrumano in lontananza come un mondo poetico e nostalgico d’altri tempi, oppure un mondo di barche ancorate al porto o pronte a veleggiare nel mare.

In questo sdoppiamento della personalità: quello di essere o rimanere attaccati profondamente alle radici della propria terra, o quella di partire per viaggi immaginari lontani e liberatori, sta anche tutta  la pittura e la tematica di fondo delle opere di Lucana. Si aggiunga poi una forza cromatica e coloristica forte, calda e variegata, quasi fantasmagorica, ecco che ci troviamo di fronte ad un’ artista che riesce, opera dopo opera, a coinvolgerci ed entusiasmarci sempre di più.

Si vedono ad esempio le sue caratteristiche interpretazioni dedicate a tante chiese, palazzi e vedute veneziane e della stessa Venezia come “Palazzo Ducale”, “San Giorgio”, “Il Canal Grande”, oppure “Le vele colorate”, “La grande vela”, “Vele al vento”, o ancora “Gabbiani al volo” “Venezia rossa”, “Gondole e Burci”, “Venezia in città e Venezia in campagna”, “Fra la gente del mercato”, “Mare rosso”, “Luci ed ombre”, “Tra luci e riflessi”… ma più di tutto i suoi paesaggi che sanno di neve e di Natale, bene interpretati anche con la tecnica della spatola e dello sgocciolamento, ecco che capiamo, sempre di più, che la ricerca pittorico espressiva di Lucana è prima di tutto una ricerca continua fuori e dentro di se, una pittura che vive sia di intense luminosità, di nostalgici silenzi, abbandoni, una pittura dove ogni piccolo tocco di colore, porta fremiti di vita e di poesia in ogni parte do finito che sconfina con l’infinito. Si Lucana riesce sempre ad avere un dialogo continuo e sereno con le sue opere, vedasi ad esempio: quelle dedicate ai fiori (papaveri, rose, gigli, orchidee), quelle dedicate agli amici ed alle amiche (“Le amiche di gioventù”), all’amore universale ed alla pace (“Fratellanza tra i popoli”), alle nature morte o alle madonne…

E se a volte sembra anche nascondere inquietudini emotive che riflettono momenti di solitudine interiore e segreti, c’è pur sempre nel suo mondo pittorico un certo entusiasmo di fare, di creare e di migliorare per realizzare, opera dopo opera, quell’aspirazione artistica, tutta sua, che è diventata uno dei grandi fondamenti della sua vita, pur nei momenti di grande sofferenza esistenziale di donna e madre prima, e di artista poi che sempre più protesa con la sua anima anche verso la ricerca della fede e di Dio.

 

Dottor Fiorenzo Rizzetto Angelo

Gennaio 2011